21 ottobre 2014

Il metalmezzadro è morto e non lo sa ma tuttora s'inchina

Ariston Thermo Group ha disdettato gli accordi aziendali relativi allo stabilimento di Genga. Una scelta che, probabilmente, costituisce il preludio di una disdetta estesa a tutti gli stabilimenti italiani del gruppo.

Siamo entrati in una fase nuova, in cui il radicamento territoriale delle imprese non funziona più come remora e filtro protettivo rispetto a esigenze di competitività che oramai prevalgono su tutto il resto.

Ariston ha incarnato, storicamente, la componente più rocciosa e austera del merlonismo, lontana dal terzismo rude della Ardo così come dagli immaginifici lavaggi a suon di Velvet Underground della Indesit. Un gruppo vissuto quasi sempre a latere della città, volutamente lontano da qualsiasi osmosi tangibile con la comunità fabrianese, nonostante la mano invisibile ma presentissima di Francesco Merloni nelle scelte politiche e di governo locale.

Un gruppo che ha fatto dell'agire discreto un vanto e una prassi, fino a diventare - tramite la presenza carismatica del più anziano dei Merloni - il tabernacolo di una tradizione imprenditoriale che, vista col senno di poi, sembra stagliarsi più per le ombre che riflette che per le luci che emana.

L'annuncio della disdetta degli accordi aziendali allo stabilimento Genga rappresenta, quindi, il condensato simbolico di un'epoca che si chiude, l'epilogo di un tutoraggio locale che, dopo la vendita di Indesit a Whirlpool e lo schianto della Antonio Merloni, non aveva più ragion d'essere.

Ciò significa che anche le relazioni industriali sono rapidamente destinate a cambiare di segno, disponendosi in una logica negoziale più moderna e potenzialamente anche più confittuale. Un cambio di rotta che ha spiazzato i lavoratori e i sindacati che si sono distinti per una reazione tipicamente metalmezzadra: un blocchetto stradale con varco aperto, di tanto in tanto, su un'arteria strategica ad elevatissimo transito come è la strada che collega San Vittore Terme a Genga paese.

Nel frattempo l'indignazione sindacale ha toccato il suo apice sostanziale nella richiesta inoltrata all'azienda, in forma educatissima e sommessa come si addice alla parte subalterna nel contratto colonico, di essere convocati per raggiungere e siglare subitissimo un accordo

Il precedente Indesit, da questo punto di vista, consiglia di non dare peso ai blocchetti e agli scioperetti perchè appena Merlò suona la fine della ricreazione tutti sull'attenti e via a firmare. Gli inventori storici ne hanno unilateralmente sancito la fine ma il metalmezzadro ancora non lo sa: è morto ma di nuovo s'inchina. Lo stesso automatismo d'una coda di lucertola che s'incurva senza più un corpo a cui essere saldata.
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20 ottobre 2014

Morìa di pesci nel Giano? Che ce frega! Che ce frega!

La questione della morìa di pesci nel Giano, derubricata dai pubblici amministratori locali senza dettagli e ragioni credibili, lascia intendere una sorta di suicidio ittico capitanato da una carpa sensibile all'apocalisse ambientalista. A colpire, nella spiegazione ufficiale fornita dalle istituzioni locali è la totale assenza di amore, di curiosità, di premura per i beni comuni

A prevalere è sempre la filiera burocratica con le sue esigenze di inerzia e la sua routine, l'ente che rassicura e l'ente che viene rassicurato, come se accertare la verità significasse limitarsi a prendere atto di una relazione o di una perizia incartata in una neolingua per addetti ai lavori

Molti fabrianesi, negli ultimi due o tre anni, si sono mobilitati per richiedere ai decisori politici lo scoperchiamento del Giano e la conservazione del Ponte dell'Aera. Lo hanno fatto con passione ma anche cedendo a una sorta di "moda civica" che, via via, si è imposta generando anche qualche rivolo di conformismo e di opportunismo politico

Solo in pochi - pionieri anche nel richiedere la scopertura quando essa era ritenuta tema pretestuoso e minore - hanno evidenziato un aspetto essenziale e cioè che la sfida era quella di scoperchiare il Giano per riprendere a considerarlo parte integrante dell'ambiente e del vissuto cittadino.

Ciò significa che il focus dell'interesse dovrebbe riguardare l'essenza stessa del fiume, ossia l'acqua. In tal senso c'è da dire che il livello di interesse collettivo per la improvvisa morìa di pesci si è rivelato poca cosa e ciò ha consentito agli amministratori di chiudere la partita con un'alzata di spalle, suffragata dalla relazione dell'Arpam, nonostante il monitoraggio accorato e accurato del Comitato del Giano.

Si tratta di un'indifferenza che ha radici antiche e impone una vera e propria pedagogia del fiume perchè l'acqua non può diventare oggetto di interesse e di reazione politica quando turba l'olfatto, ossia una zona di comfort degli umani, e lasciare inerti di fronte a una morìa di pesci, che sono i principali sensori della salute complessiva di un corso d'acqua.

Il problema del nostro tempo, e la dannazione della nostra città, è che la politica - sensibilissima al denaro e disposta a procurarselo a tutti i costi - è diventata totalmente insensibile alla realtà.  

Una politica col colpo in canna, davanti al primo segnale lanciato dal Comitato del Giano, avrebbe immediatamente allertato e richiamato l'attenzione dei cittadini. Non certo per procurare allarme, quanto per animare la consapevolezza di un rischio che riguarda e coinvolge un bene comune. E di fronte a un bene comune la verità non si privatizza, non può essere rinserrata in un carteggio istituzionale o in un responso tecnico, per quanto legittimo e autorevole.


Invece la politica caricata a salve, culi caldi e pochi cazzi, preferisce invece coltivare il “che ce frega, che ce frega“ del grande Giorgio Bracardi. Ma per farlo ha bisogno di un humus di disattenzione, di terra arida, ossia di un menefreghismo collettivo che nella nostra città trova sempre un motivo per attecchire ed espandersi.

Giunti a questo punto viene da chiedersi se ha senso morire per Danzica, ovvero continuare a combattere, a scrivere e a esprimersi a difesa di una città che non lo merita, perchè neanche nella merda più totale è capace di lanciare un grido di dolore o di manifestare un sussulto di orgoglio. Comincio a dubitarne seriamente.
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17 ottobre 2014

Fabriano è tutta un quiz

Lettere e convegni. Missive inviate a Renzi e a suoi ministri e passerelle plenarie con codazzo di cariche e di incarichi per parlare, con sguardo rigorosamente rivolto dall'alto verso il basso, di lavoro, operai e Accordo di Programma. Spacca scrive al Governo su carta Fabriano per sbloccare la vertenza JP e subito Sagramola e Galli, per non essere da meno, imbracciano penna e calamaio come se il Comune di Fabriano, nei palazzi romani, contasse davvero qualcosa. 

E' il ritorno politico della scrittura, forse l'effetto zibaldone prodotto dalla proiezione, tutta spacchiana, della pellicola dedicata al "Giovane favoloso". La politica locale surroga una cronica latitanza di decisioni inviando lettere, modulando solleciti e confezionando suppliche

Ma non può mancare l'evento pubblico - megaconvegno fabrianese a novembre su JP - perchè la lettera al ministro è ritenuta notiziola, e allora via col rinforzo visivo, la foto sul giornale, tre minuti di TG3, qualche grisaglia in tricolore, il sindacalista vestito da sindacalista che maledice le banche e rimpiange Zi Antò, l'operaio disperato che non ce la fa per via del mutuo e del figlio che studia e poi tutti insieme a desinare. 

L'importante sarà esserci e farsi vedere e come cantava Renzo Arbore: "aspetta e spera che poi s`avvera, che la nottata non è così nera, siam tutti quanti felici e contenti noi siamo un popolo di concorrenti".

Nel frattempo, a Fabriano, non si spegne il caso di Big Luciano Pariano. Pare che luogotenenti della maggioranza stiano valutando con l'opposizione la possibilità di un'intesa per sfiduciare formalmente il Presidente del Consiglio Comunale. Ufficialmente per dare all'atto una legittimità che non si riduca a una resa dei conti nella maggioranza; di fatto perchè il PD è terrorizzato dallo scrutinio segreto e teme i propri franchi tiratori che potrebbero approfittare dell'occasione per sfiduciare una segreteria che non ha messo radici.

Una ipotesi di larghe intese anti Pariano potrebbe funzionare soltanto se il centrosinistra mollasse la Presidenza del Consiglio Comunale a un esponente della minoranza. Opzione che creeerebbe problemi nella maggioranza e dissolverebbe d'incanto l'opposizione. 

Da questo punto di vista c'è da dire che Sagramola ha stoppato subito la mozione di sfiducia dichiarando che fino ad ora Big Luciano non si è mai discostato dalle indicazioni di maggioranza nei voti in Consiglio Comunale. Come finirà questa storia di bassa cucina politica? Ancora con Renzo Arbore: "si la vita è tutt`un quiz e noi giochiamo e rigiochiamo, perchè noi non ci arrendiamo fino a quando non vinciamo si la vita étutt`un quiz e se indovini quante emozioni..."

Nel frattempo, ad Ancona, Mario Nostrum si è dissociato dalla rivolta dei Presidenti di Regione contro il Governo per i tagli previsti dalla Legge di Stabilità. Il Governatore, infatti, sa bene che il suo terzo mandato più che Comi lo deciderà Renzi e il Fiorentino sarà di certo riconoscente con chi è disposto a rompere il fronte di una protesta che rischia di mettere in crisi la sua azione di governo e di inaugurare una dialettica feroce tra articolazioni dello Stato. 

Ce la farà Mario Nostrum ad uscire vincitore dal campo minato di questa terza ricandidatura? Sempre con Renzo Arbore: "e noi sognamo fantastichiamo é col quiz che risolviamo i problemi che c' abbiamo, si la vita e` tutt`un quiz grandi occasioni grandi emozioni...!
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16 ottobre 2014

Perchè Fabriano resiste al cambiamento



Al di là dei titoli di giornale su Mr Bitzer che arriva e si presenta, il cambio della guardia in casa Indesit si è rivelato un evento mesto, un'ammainabandiera senza gloria, a riprova che la città ha metabolizzato il crepuscolo dei Merloni senza sintomi e spasimi di nostalgia per i tempi andati della "multinazionale favrianese". 

Ma ciò non vuol dire che assieme ai Merloni si dissolverà anche la mentalità inerte generata dal merlonismo, che anzi si sta rigenerando appieno nell'assistenzialismo degli ammortizzatori sociali e nella ricerca di occupazione negli enti pubblici. Per svuotare questa sacca di abitudini e di resistenze al cambiamento serviranno molti anni, forse una generazione, ed è sicuramente un problemone perchè condizionante rispetto ai livelli di reazione necessari per affrontare la crisi epocale del nostro territorio.

Alcuni grandi consulenti americani, circa un quarto di secolo fa, elaborarono un'espressione finalizzata a inquadrare le variabili che consentono di superare la resistenza al cambiamento

E' necessaria la presenza simultanea di tre condizioni: il malcontento verso la situazione attuale; la vision di cosa sia possibile fare nel futuro; la cognizione dei primi passi, ossia le azioni iniziali che si debbono realizzare per dare concretezza alla vision. 

Ad oggi, a Fabriano, si può riscontrare soltanto la presenza del primo requisito, ossia un profondo malcontento nei confronti della situazione attuale. Per attivare la vision e le prime azioni di cambiamento serve una classe dirigente capace di guardare lontano e decidere di conseguenza.

Sinceramente non se ne vedono nè il segno nè l'impronta, e la discussione accalorata che si sta sviluppando attorno al caso Pariano è la prova più evidente di un profondo deficit di consapevolezza che riguarda - anche se con diverso dosaggio - sia i politici che i cittadini.

Da questo punto di vista è sintomatica la chiusura a riccio con cui le figure politiche, sindacali e istituzionali hanno commentato il passaggio di consegne avvenuto ieri in casa Indesit. Dal sindaco ai rappresentanti sindacali, passando per le immancabili autorità relogiose, il coro è stato unanime: difendere lo status quo, immobilizzare la scena come se nulla fosse accaduto, rimarcare ossessivamente la centralità degli accordi pregressi, con Whirlpool rappresentata come soggetto passivo chiamato a farsi carico di input locali e non nelle vesti del nuovo proprietario che, tempo qualche settimana, effettuerà scelte decisive per il futuro dell'azienda e della nostra città.

Di fronte a questa "commedia paesana" viene da chiedersi, fatto cento il problema, quanto, nella carenza di futuro che i fabrianesi hanno avanti agli occhi, pesi la crisi di un modello produttivo e quanto l'ostinazione di un mentalità orgogliosamente fossile. Un dilemma già chiarito dai profeti negli antichi testi biblici: "Dio acceca coloro che vuole perdere"
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15 ottobre 2014

La sitcom del PD che ha fiducia in Pariano e sfiducia Pariano

Brevissima sitcom: Maria, ripetutamente tradita da Giuseppe decide di chiarire una volta per tutte l'incresciosa situazione: "Giuseppe, non ne posso più. Così non si va da nessuna parte. Sei capace di deludermi un giorno sì e l'altro pure. E' arrivato il momento di prendere una decisione definitiva". 

Giuseppe la guarda con la certezza che stavolta è il capolinea ma non dice nulla. Maria, per non sbagliare neanche una parola, tira fuori dalla tasca un foglietto e comincia a leggere: "Giuseppe ormai sei un corpo estraneo nella mia vita. Da due anni non abbiamo più rapporti, non partecipi più ai pranzi delle feste a casa dei miei e cambi stanza quando le mie amiche vengono a trovarmi e ci riuniamo per chiacchierare un po'. Fai quello che ti pare, decidi solo per te stesso e non condividi più con me neanche se andare in vacanza in montagna o al mare". 

Maria riprende fiato, si asciuga gli occhi e procede con l'affondo finale: "Per tutto questo Giuseppe ho trovato il coraggio di dirtelo: lasciami!!! Lasciami perchè ho piena fiducia in te e ti sei comportato benissimo. Mi tradisci ogni giorno con un'altra ma sei fedele e mi fido di te". Maria, in evidente stato confusionale, viene immediatamente ricoverata. La camicia di forza non è necessaria ma è solo un dettaglio.

Ieri sera, in Consiglio Comunale, questa sitcom è diventata un fatto politico. Il partito democratico, tramite la viva voce del capogruppo Giordani, ha letto una nota di censura - sottoscritta anche dal segretario Crocetti - nei confronti del Presidente Pino Pariano

Il contenuto ricalca appieno lo stato confusionale di Maria perchè il PD confeziona un documento di condanna circostanziato nei confronti dell'Uomo di Cotronei ma nel contempo lo assolve da ogni peccato: dice che è un corpo estraneo ma non lo espelle dal gruppo consiliare, sostiene che non condivide nulla col partito ma gli rinnova la fiducia come Presidente del Civico Consesso.

C'è qualcosa di profondo che non va nel PD fabrianese e nelle sue emanazioni istituzionali, perchè non siamo nemmeno al "ma anche" di matrice veltroniana, all'idea demenziale che sia sempre possibile tenere assieme capra e cavoli. C'è un salto di qualità in questa nota del PD fabrianese, la prova provata di un partito evidentemente soggetto a turbe freudiane

Rompere con Pariano è una libera scelta del PD fabrianese, anche perchè l'Uomo di Cotronei ha fatto di tutto e di più per provocare una reazione stizzita del partito. Ma il PD è caduto nel trappolone di una nota che consente al Presidente del Consiglio Comunale di giocare il ruolo antipolitico della vittima di una burocrazia di partito indecisa e autoreferenziale. 

Qualsiasi rottura politica andrebbe, infatti, consumata ricorrendo un metodo e a una decisione. Esattamente il contrario del bambinesco tira e molla inscenato dal PD. Pariano non è iscritto al partito democratico da due anni e questa, credo, sia una ragione politica sufficiente per decidere l'espulsione dal gruppo consiliare. Invece il Pd invita Pariano all'autoflagellazione. Perchè? 

Probabilmente perchè l'espulsione non regge politicamente in quanto le iniziative autonome di Pariano non cancellano un dato di fondo e cioè che in questi due anni e mezzo di mandato l'Uomo di Cotronei ha sempre votato in linea con il gruppo consiliare e con le indicazioni della Giunta.

Un segretario del PD con le idee chiare e con buona scorza politica avrebbe agito diversamente evitando di mescolare le beghe di partito con le attività delle istituzioni. Avrebbe inviato una lettera formale al capogruppo consiliare, chiedendo di procedere all'espulsione del Presidente dal gruppo consiliare per incompatibilità politica con il Pd e di verificare se ci fossero le condizioni politiche e di violazione di quanto previsto dallo Statuto per depositare una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente Pariano.

Invece si è preferito dire tutto e il contrario di tutto, facendo una figura del menga e trasformando l'Uomo di Cotronei in un martire della cattiva politica. Questo è ciò che passa il convento del PD e la sostanza del nuovo corso crocettiano. Ma un partito che non è in grado di decidere se sfiduciare Pariano - chiedendogli di farlo lui al posto loro . potrà mai prendere una posizione politica nitida e ufficiale a favore o contro la ricandidatura di Spacca? Che barba che noia! Che noia che barba!
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14 ottobre 2014

Dieci piccoli indiani tra nasi turati e vasi rotti

E' scoppiata la pace nel PD regionale. E le pacificazioni si consolidano e funzionano quando si condivide il pollice verso rispetto a un nemico comune. Il bau bau dei democratici è Mario Nostrum, quel Gianmarione II° che desidera ardentemente succedere a se stesso. 

Le trame politiche in corso nella sinistra ne hanno drasticamente ridimensionato il borsino, dopo qualche settimana di protagonismo solitario e arrembante. Mario Nostrum ha una sola possibilità: costringere il PD a ripiegare su di lui, al termine di un processo politico in cui tutti i candidati possibili hanno fatto la fine dei protagonisti di "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie.

Per realizzare questa operazione border line a Spacca non bastano le pellicole cinematografiche, le fiction su Rai 1 e i selfie con i francescani. E' necessario un successo politico in grado di spostare gli equilibri e di rompere l'asse che si sta consolidando contro di lui.

Per questo il Governatore è tornato a spingere brutalmente sul caso Ardo. Subito dopo il pronunciamento del Tribunale del Riesame, che confermava la posizione della Sezione Fallimentare del Tribunale di Ancona, Spacca parlò di gravissime inadempienze nella procedura di vendita mentre adesso, più prosaicamente, accenna a generiche criticità formali

Una dichiarazione che è figlia della guerra politica in corso; un conflitto che lo costringe a serrare le fila, unendo a testuggine i sindacati e i moltissimi fabrianesi coinvolti che a primavera voteranno per le regionali. Ma l'unità del PD marchigiano è un valore aggiunto innanzitutto per Renzi che, di conseguenza, non prenderà nessuna decisione che possa favorire Spacca a discapito di quel partito che è ormai una sua protesi personale.

Fabriano - intesa come comunità d'entroterra, spazio economico residuale e centrale di potere politico - è, quindi, parte integrante dello scontro politico in atto tra Spacca e il Partito Democratico. Ad oggi più nel ruolo di vittima predestinata che di protagonista orgogliosa.

Un vaso di coccio tra i vasi di ferro che sta lentamente polarizzando l'atteggiamento dei fabrianesi in due grandi aggregazioni di pensiero e di indirizzo politico: da un lato quanti sostengono che per difendere Fabriano e il suo futuro sia necessario uno Spacca Ter, a costo di turarsi il naso e di snaturare la propria visione; dall'altro la posizione di chi sostiene che Spacca deve andare a casa e che è giunta l'ora di rompere definitivamente il vaso facendo conoscere alla città una deflagrazione capace di far emergere, maieuticamente, un istinto di sopravvivenza fino ad ora tumulato dalle comodità e dal vizio assistenzialista.

Fino a qualche settimana fa la sensazione era quella di una prevalenza dei nasi turati con i distruttori di vasi silenziosi o in preda a pensieri ancora informi e carsici. E forse è anche alla luce di questo sentore che Mario Nostrum ha spinto sull'acceleratore della questione sociale. La partita è aperta, i risultati possibili diversi e a dominare è l'incertezza. Ragion per cui la nostra schedina di sistemisti politici riporta un pronostico trino come il mandato desiderato da Spacca: 1, X, 2.
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13 ottobre 2014

Mario Nostrum tra Recanati e Loreto, cantando come un Mick Jagger

Mentre il Mario Nostrum - oramai tutto social media, fiction e cultura - gongolava rimirando la pellicola dedicata al Genio di Recanati, in quel di Loreto andava in onda la ricomposizione del PD marchigiano, tutta giocata in chiave anti Spacca

A questo punto il destino politico del Fabrianese si complica e di molto, anche perchè dall'assise lauretana dei renziani uniti è emerso il leitmotiv che farà da sfondo mediatico alla campagna di esclusione del Governatore in carica, ossia il quarto di secolo che Spacca - prima da consigliere, poi da assessore e quindi da numero uno - ha trascorso in Regione

Si tratta di un messaggio che, inevitabilmente, colpirà un immaginario popolare sempre più attratto dal nuovismo, dall'idea demenziale ma seduttiva che il cambiamento delle cose corrisponda al cambiamento delle persone nei posti di comando

Il problema del Pd è che il trentennio spacchiano ha desertificato la classe politica di centrosinistra (quella di destra non è mai esistita), rendendo difficile da realizzare una sostituzione vincente e indolore del GOV e della sua corte. 

Non sarà, quindi, un pranzo di gala per il partito renziano trovare, nel giro di pochissimo tempo, un candidato unitario, competitivo e in grado di costruire una coalizione. Time in on my side cantavano i Rolling Stones: il tempo è della mia parte, e forse non sbagliavano. A questo punto c'è da capire se anche Mario Nostrum ha il tempo dalla sua parte, come un Mick Jagger della politica marchigiana.

Per ora la strategia della conversione umanistica e del tambureggiamento mediatico messa in campo dal Governatore sembra aver funzionato, e sinceramente era l'unica strategia possibile di fronte a un contesto politico segnato da una violenta chiusura del PD, anche se l'onda d'urto della fiction, di Leopardi e del turismo ha accelerato il processo unitario necessario al PD regionale per contrastare l'eterno ritorno di Spacca.

Ma il Governatore non può dimenticare che a Roma comanda Renzi e che il Fiorentino, per quanto egocentrico e solitario, lavora gomito a gomito col pesarese Ricci, Vicepresidente dell'Assemblea Nazionale del PD e non certo disposto a sostenere il terzo giro di Mario Nostrum.

Uno scontro che si svilupperà, quindi, a diversi livelli, coinvolgendo temi e questioni che, per natura e impatto sociale, non dovrebbero essere trascinati nell'area della lotta politica. Da questo punto di vista è probabile che la feroce dialettica in atto tra Spacca e il PD finirà per incidere anche su una vertenza delicata come quella della Ardo-JP Industries.

L'amministrazione comunale di Fabriano è tornata alla carica denunciando l'assordante silenzio del Ministero dello Sviluppo Economico che aveva promesso di istituire un tavolo con le banche creditrici per risolvere la questione della vendita di Ardo a JP, bypassando il pronunciamento della Corte di Cassazione. Chi segue con costanza la politica sa bene che Ardo e Accordo di Programma furono temi rilevanti della rielezione di Spacca nel 2010

In una logica di contrappasso non è da escludere che si stia cercando di rallentare determinati processi concertativi e decisionali con l'intenzione di colpire Spacca proprio su un tema scottante che da punto di forza è diventato tallone d'Achille ed elemento critico della sua strategia del consenso nel natìo borgo selvaggio. Fabriano under attack!
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10 ottobre 2014

I licenziati Ardo e la scossa che non c'è

Con la fine della cassa integrazione straordinaria e l'ingresso nel sistema della mobilità dei circa 1.500 lavoratori ex Ardo non riassorbiti nell'operazione JP Industries, si chiude una lunga vicenda territoriale segnata da un'industralizzazione felice e senza fratture

La mobilità è una sorta di miglio verde, un percorso conclusivo che accompagna i lavoratori verso un destino professionale che deve essere ricostruito in toto e individualmente, senza sostegni pubblici e sponde sindacali; un percorso modulato su base anagrafica che ammorbisce l'impatto ma non scalfisce la sostanza dura del problema, ovvero 1.500 disoccupati.

Si tratta di un numero di persone enorme, che provengono da una cassa integrazione lunga che ne ha ossidato le professionalità e reso obsolete le competenze; un impoverimento che rende difficile qualsiasi ipotesi di ricollocamento, specie in una fase di crisi profonda che ha sbilanciato il rapporto tra domanda e offerta di lavoro e ha generato un "esercito di riserva" che spinge sempre più al ribasso le condizioni contrattuali e di lavoro.

Considerate le condizioni economiche del territorio fabrianese e la capacità di assorbimento del sistema d'impresa locale, si profila - nel giro di due o tre anni - un tracollo degli indicatori economici e del potere d'acquisto dei fabrianesi, a fronte di una spesa pubblica comunale costretta a trasferire risorse dagli investimenti al sociale, nonostante la diminuzione delle entrate e il taglio dei trasferimenti statali.

I rischi che si addensano all'orizzonte, e che colpevolmente fingiamo di non vedere, non sono soltanto di origine materiale ma anche di natura psicologica, perchè il crollo del "PIL locale" non modifica soltanto lo stile di vita ma consuma anche gli elementi motivazionali legati al rapporto col futuro, al desiderio di costruire una prospettiva personale e familiare, all'ambizione di guardare avanti con serenità e fiducia.

Questo significa che è in gioco una corsa contro il tempo per evitare che si formino correnti di risacca e riflussi psicologici letali per la coesione sociale dei fabrianesi che già di natura tendono a un individualismo profondo, sospettoso e conservativo.

Fabriano va tenuta sveglia a tutti i costi, va sottoposta a scosse continue e presa schiaffi senza sosta perchè se prevale un certo sopore naturale si rischia una deriva irreversibile. In questo senso, nonostante il deficit di risorse disponibili, la politica municipale deve farsi carico di una funzione strategica di stimolo.

Servono decisioni giuste e frequenti, cambiamenti continui e la volontà quotidiana di trasmettere la sensazione che è possibile farcela. Qualsiasi soldato è, infatti, un potenziale disertore se sa che il destino della guerra è già scritto e i primi a prenderne atto sono quanti devono coordinare e dirigere le operazioni.

In questi giorni, tanto per dire, si è tornati a parlare nuovamente di chiusura del centro storico come di un'idea di cui è giunto il tempo. Bene: l'amministrazione comunale prenda posizione, qualunque essa sia, e si faccia carico di una decisione di lungo periodo, perchè rimandare è un po' morire e abbiamo bisogno, come l'aria, di colpi di frusta, di un buon clima di fiducia e di "emozioni amministrative". Tutto il contrario di quel che passa il convento. Amen.
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