30 gennaio 2015

Fabriano che barcolla ma che per ora non crolla

Il Governatore Spacca, in trasferta romana per l'elezione del Presidente della Repubblica, ha colto l'occasione per fare un salto al MISE dove ha incontrato il Sottosegretario alle Attività Produttive sulla questone Ardo-JP. Risultato: una proroga di due anni dell'Accordo di Programma e relativa revisione dei criteri di accesso ai fondi e un Contratto di Sviluppo finanziato da Fondi Ministeriali per mantenere l'occupazione dei 700 lavoratori della JP. 

La linea che si sta consolidando, quindi, è molto chiara: guadagnare tempo, tenere in piedi l'impalcatura degli ammortizzatori sociali e degli incentivi per cronicizzare la crisi del territorio fabrianese. Si tratta di un approccio assistenziale che personalmente non condivido ma con il quale si prende atto di alcuni fatti inoppugnabili: il nostro territorio non ha un futuro industriale e non si profilano nuovi insediamenti produttivi in grado di compensare la crisi e riassorbire la manodopera.  

Di conseguenza si mette in quarantena un pezzo di città in età lavorativa, prendendo atto che non lavorerà più e non possiede competenze spendibili per trovare un altro lavoro altrove. Il sistema sociale si fa carico di mantenere questo pezzo di città a zero ore combinando strumenti di diverso ordine e tipologia. 

Una necessità sociale che crea iniquità e disparità di trattamento sempre più profonde tra categorie di lavoratori. Ma la giustizia non è di questo mondo e le esigenze di stabilità sociale alla fine tendono a prevalere sull'etica delle cose. 

Insomma, per ora Fabriano barcolla ma non crolla. L'interrogativo che aleggia riguarda la durata e la stabilità di questa barriera assistenzial-protettiva. Essa dipende da molti fattori. Non ultimo l'evoluzione del quadro politico regionale che, inevitabilmente, produrrà effetti e contraccolpi anche sulla configurazione economica e sociale di Fabriano.  

Non a caso, qualche giorno fa, Pietro Marcolini, uno dei due candidati alle primarie del Pd regionale, nel suo discorso di presentazione ha detto esplicitamente che Merlonia è morta e sepolta, quasi a rimarcare il ruolo di target negativo che Fabriano rappresenterà rispetto alle azioni di una classe politica che prova a chiudere il decennio spacchiano colpendo non soltanto il Governatore in carica - cosa politicamente legittima - ma anche la sua città di origine, cosa, invece, politicamente vendicativa.
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20 gennaio 2015

Giuseppe Galli e la foglia d'ortica nel deserto

Le dimissioni dell'Assessore Giuseppe Galli arrivano con almeno un anno di ritardo e per questo somigliano a un pomodoro troppo maturo per risultare croccante e piacevole al palato. 

Questo blog è stato un testimone attento delle mosse di Galli che abbiamo descritto e narrato in decine di post. Spesso incoraggiandone l'iniziativa, a volte criticandone le eccessive prudenze, ma sempre nella convizione - disincantata e cinica - che potesse rappresentare una foglia di ortica nel culone sagramoliano.

L'ex assessore, infatti, è stato l'unico a cercare di interpretare il ruolo di governo cercando di combinare innovazione, dialogo e dinamismo. Ingredienti estranei alla cultura politica e amministrativa di una compagine fatalmente propensa al traccheggio.  

Non è un caso, da questo punto di vista, che le dimissioni di Galli siano state immediatamente archiviate e digerite dal Sindaco e dall'Udc, che stanno chiudendo la faccenda in termini di mera sostituzione, come se il j'accuse di Galli sulle deleghe apparenti e sull'immobilismo della Giunta sia soltanto la coda velenosa di un'esperienza politica e personale giunta al termine. E non è un caso che l'unica preoccupazione di Sagramola sia fare in fretta e arrivare al Consiglio Comunale di giovedì con il nuovo assessore già nominato.

C'è poco da fare: Galli era un corpo estraneo e proprio questa sua "vocazione al contrasto" era, allo stesso tempo, ciò che lo rendeva alternativo e e ciò che lo condannava a infinita debolezza. 

La vera sfida perduta è stata la viabilità, perchè era quello il campo dove, rispetto al passato, era possibile introdurre qualche elemento di rottura, sia nella gestione del centro storico sia rispetto all'insostenibile influenza esercitata da alcune categorie economiche impermeabili a ogni ipotesi di cambiamento.

Invece Galli si è impantanato nelle attività produttive, rincorrendo Sagramola su un terreno interventista, magari utile per dare la sensazione di un attivismo municipale ma che alla fine ha dimostrato i suoi limiti di struttura, fino a sfiorare la linea di confine del ridicolo con i penultimatum continuamente lanciati in direzione del Mise sul caso Ardo-JP.


Consapevole di questo mix di ostacoli e di errori politici Galli ha provato a prendere tempo, lavorando sulla proiezione esterna. In questo senso la profonda trasformazione della Mostra dell’Artigianato – divenuta evento di pregio da rassegna trash che era - è stata lo strumento mediatico e politico con cui Galli ha cercato di compensare il deficit di performance generato dall’impossibilità di incidere sul versante della viabilità e del traffico.

Come è naturale, in questi casi, si rincorrono molte voci sul futuro di Galli. C'è chi ne rileva una tempistica correlata all'approssimarsi delle elezioni regionali e chi, invece, prefigura una volontà di rivergination orientata alla costruzione di una lista per le prossime elezioni comunali.

Staremo a vedere. Certo è che la Giunta ha perso il meno peggio del mazzo: politicamente ambizioso e convinto che per promuovere l'ambizione fosse necessario incardinarla in un quadro di scelte politiche e di governo cittadino.  

Sagramola poteva "usarlo" come frontman per mettere in campo qualche operazione rischiosa ma necessaria a invertire la china. Invece ne ha percepito soltanto la "concorrenzialità politica" e ha agito per disinnescarlo e metterlo fuori gioco. Come avrebbe detto lo storico latino Publio Cornelio Tacito, Sagramola "ha fatto un deserto e lo ha chiamato pace".
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14 gennaio 2015

La fine del fabrianese lillipuziano


L'integrazione in atto tra Whirlpool e Indesit ha mietuto le prime vittime, con la messa in mobilità di 20 dirigenti della "fu" multinazionale fabrianese. L'operazione fa parte di quel cambio di vertice che normalmente accompagna un'acquisizione, perchè chi compra non può permettersi il lusso di far condizionare le nuove scelte di gestione da figure legate al passate e fedeli alla vecchia proprietà.

Di questa natura delle cose è espressione anche l'assetto contrattuale dei dirigenti che possono essere licenziati con una facilità non riconosciuta per altre figure professionali. I primi 25 dirigenti furono messi in mobilità con il Piano di Salvaguardia di Milani ed oggi si prosegue su quella falsariga.  

Di fatto la notizia non c'è ma la FIOM ha voluto vederla lo stesso, quasi che la decisione di Whirlpool sia il preludio di una scrematura di massa di posti lavoro nel territorio fabrianese. 

In realtà l'esclusione dei vecchi dirigenti Indesit un effetto lo produce sul sindacato perchè azzera i soggetti del classico "dialogo sociale" locale, spostando il baricentro delle relazioni industriali a livello nazionale.

Come mi è capitato di scrivere qualche giorno fa la nomina di Franco Secchi a Vicepresidente prefigura una relazione morbida con la città ma siamo in un altro ambito e non credo che Secchi sarà investito di una delega alle relazioni industriali.

Ciò significa che la questione Indesit diventa una materia di intervento del "Governo centrale" e dei sindacati nazionali, con una quota di intervento delegata all'azione delle Regioni coinvolte.

Come fabrianesi saremo sempre più spettatori di processi concordati e definiti altrove. Il che ci aiuterà a superare quel vizio del provincialismo che spinge a pensarci come il centro del mondo e a guardare le cose con occhio lillupuziano e tic ombelicale.
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9 gennaio 2015

A Fabriano non si lavora ma si spaccia e si pippa



In un post del 27 ottobre 2014 avevo scritto che Fabriano vive sotto il tallone di due dipendenze: gli ammortizzatori sociali lunghi e la cocaina. Come accade sempre, in questi casi, furono diversi i "minimizzatori" che mi accusarono di esagerare, di indulgere a un racconto semplificato e immaginifico della realtà fabrianese.

Le recenti operazioni messe a segno dai Carabinieri hanno invece dimostrato, con la concretezza della merce sequestrata, che a Fabriano si spaccia e si pippa a go go e che esiste un mercato assai più ramificato e prospero di quel piace credere e far credere ai "minimizzatori".

Si tratta di una realtà che si potrebbe anche archiviare come effetto collaterale della crisi economica ed occupazionale del territorio. Ma sarebbe una risposta comoda e di superficie, espressione di quel guardare altrove a cui è stato educato il docile popolo fabrianese e metalmezzadro.

Il consumo locale di bamba, invece, non ha nulla di "sociale" e di sociologico, se non in certi soggetti che fanno dello spaccio un grasso palliativo con cui rispondere alla disoccupazione. Per il resto siamo di fronte a un consumo ludico, che attraversa trasversalmente ceti e professioni e non esprime più nulla di borghese, anche se i giornali amano raccontare la tradizionale balla della "Fabriano bene" che trema.

La vecchia concezione della cocaina come droga classista è tramontata da un pezzo e la trasversalità del consumo fa sì che attorno ad essa si generi una sorta di "non ostilità" collettiva, quasi che sniffare sia un'opzione tra le tante, come andare al ristorante o leggere un libro avanti al camino.

Questo atteggiamento genera una zona grigia di tolleranza non dichiarata, un tana libera tutti che mette sottosopra la realtà e tende a far apparire quasi anomale le operazioni di polizia che vengono realizzate per stroncare lo spaccio di cocaina e la diffusione perniciosa del cosiddetto consumo personale.

Ora, la repressione dello spaccio spetta alle forze dell'ordine, così come la scelta di sniffare chiama in causa il libero arbitrio del singolo. Il rincoglionimento collettivo generato dalla zona grigia e dal consumo pervasivo riguarda, invece, l'intera comunità e si tratta di un fenomeno che manda in tilt quella lucidità di pensiero collettivo che è condizione necessaria per determinare una risposta efficace alla crisi. Perchè anche in questo caso, nessuno si salva da solo.
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4 gennaio 2015

Whirlpool e la rondine che, forse, fa primavera

Col nuovo anno si è chiusa l'era Merloni in casa Indesit. La manager spagnola Esther Berrozpe ha assunto la Presidenza e Marco Milani, protagonista della lunga e complessa transizione che ha condotto alla vendita del gruppo fabrianese, ha rassegnato le proprie dimissioni.

Le operazioni di integrazione del business Whirlpool-Indesit hanno impattato anche nel primo livello di governance, con la nomina di sette Vicepresidenti (4 di provenienza Whirlpool e 3 Indesit).

Di fatto la Berrozpe ha dato vita a un Direttorio, incaricato di affiancarla e sostenerla nelle decisioni strategiche che verranno assunte. In questo quadro l'elemento interessante è che uno dei sette Vicepresidenti nominati è il fabrianese Franco Secchi, Direttore del Mercato Italia Indesit e Presidente del Ceced Italia.

Secchi è un fabrianese doc, fortemente radicato in città e proveniente da quell'Azione Cattolica Diocesana forgiata da Don Tonino Lasconi e tradizionalmente attenta alla dimensione sociale della fede e all'impronta pedagogica dell'essere cristiani.

Anche se è difficile esprimersi con nettezza sulle intenzioni del nuovo management incaricato di gestire l'integrazione tra Whirlpool e Indesit, la nomina di Secchi può essere interpretata anche come un segnale distensivo nei confronti del nostro territorio, come il tentativo di costruire un canale autoctono di comunicazione con la città che dia chiaramente il senso di un dialogo e non di una rottura tra la comunità e la multinazionale americana.

Si tratta, ovviamente, di un'interpretazione ardita e speranzosa ma di certo, da oggi, Whirlpool fa un po' meno paura. La decisione della Barrozpe, di cui ignoriamo i contenuti manageriali, è anche una decisione politica: individuare in Franco Secchi un punto di mediazione soft tra la città e l'azienda oltre che un elemento di continuità con la precedente gestione di Indesit.

La questione cruciale da risolvere riguarda le forme e le formule dell'interlocuzione possibile, perchè un dialogo ha sempre bisogno di due parti legittimate e di pari livello che si confrontano sul merito dei problemi. Fabriano, ad oggi, non sembra in grado di esprimere autonomamente la "qualità del dialogo" necessaria. 

Ciò non toglie che si profila l'opportunità nuova di far valere, al massimo livello Whirlpool, i bisogni economici e occupazionali del territorio. E di questi tempi anche una rondine sola è capace di fare un po' di primavera.
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1 gennaio 2015

Perchè lascio Sagramola al suo destino di Re Travicello

Primo post del 2015 e terzo anno di Bicarbonati. Come tutte le cose di questo mondo anche la scrittura ha il suo ciclo di vita e la sua fase di declino. Il declino riguarda quella che si potrebbe definire la stagione prima oppositoria e poi maramaldesca dei Bicarbonati. 

La fase oppositoria si è consumata nel primo anno, con la narrazione puntuale del sagramolismo come disfatta culturale e politica della comunità fabrianese; un racconto che ha avuto il suo culmine con la "crisi Tares", il momento in cui il già fragile rapporto tra il Sindaco e la città si è irreversibilmente deteriorato.

Il 2014 è stato,invece, l'anno maramaldesco dei Bicarbonati, il periodo in cui abbiamo ucciso un uomo morto, colpendo un'amministrazione che non incide la pellicola ed è del tutto estranea e superflua rispetto alla crisi della città

In questo modo ho commesso il più penalizzante degli errori: tenere in vita una Giunta morta, rappresentarla nei suoi minuscoli vizi e nelle sue penose brame come se fossero degne di nota, di indignazione e di influenza.

In parallelo l'approccio maramaldesco ha favorito anche lo sviluppo di una "opposizione sagramoliana", ossia persone e gruppi ossessionati dal Sindaco, convinti che la sconfitta politica di Giancarlone sia di per sè un elemento di progresso e di ripresa quando è evidentissimo a tutti che Sagramola è un Re Travicello: una carica senza autorità, capacità e carisma.

Il 2015 dei Bicarbonati sarà, quindi, un anno senza ectoplasmi di Giunta e di partito. Parleremo del futuro di una città con 5.000 disoccupati, della distruzione di futuro generata dalla trasformazione degli ammortizzatori sociali in reddito di cittadinanza, delle possibilità di riconversione economica in settori come il turismo, del ruolo e del futuro della sanità e dell'Ospedale, degli effetti territoriali dell'incorporazione di Indesit in Whirlpool, del ruolo della Fondazione e dei rischi di definitiva marginalizzazione che si corrono con le nuove ipotesi di aggregazione regionale che cominciano a circolare.

Ovviamente parleremo anche di politica, di quella che può incidere su questi temi, ossia del livello regionale. La dimensione comunale la mettiamo da una parte in attesa che essa esprima qualcosa in più di un F24 con obbligo di pagamento.

Se volete farvi un'idea del perchè sia necessario fare un salto qualità legato ai contenuti date un'occhiata a Facebook. Il 2015 si è concluso con una pippa infinita e terrificante sulla neve: da una parte un pezzo di cittadinanza pronta a drammatizzare due dita di neve pur di attaccare Sagramola; dall'altra un Sindaco che risponde "schiaffeggiando" i suoi cittadini come se non dovesse rispondere a nessuno di quel che fa o di quel che omette di fare.

Parafrasando il Duca di Mantova nel Rigoletto verdiano potremmo sintetizzare il nuovo anno dicendo che Sagramola e i suoi oppositori "per me pari sono".
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27 dicembre 2014

Fabriano come la mosca nell'ambra

Alcuni amici mi hanno chiesto come mai abbia rallentato la pubblicazione dei Bicarbonati. A parte la componente natalizia c'è anche una ragione politica e cioè che in questo momento Fabriano è come una mosca imprigionata nell'ambra, cristallizzata nell'attesa di eventi che saranno determinanti per il suo futuro.

Il dibattito politico e le scelte amministrative risentono di questo clima ed è come se la giostra delle polemiche, delle dichiarazioni e dei distinguo si fosse improvvisamente fermata.

Tanto per dire, pare che la Vigilia di Natale si sia tenuta una drammatica riunione di Giunta in cui sono stati paventati ritiri di deleghe a un paio di assessori, col Sindaco Sagramola che si diceva stanco di fare il parafulmini e pronto a chiamare in causa i partiti della coalizione per una soluzione definitiva di una crisi mediaticamente secretata ma sempre sul punto di esplodere ad ogni sussulto di autonomia assessorile, ormai percepito da Giancarlone come un tentativo di consumarne gli ultimi residui di operatività e di leadership.

Qualche mese fa avremmo speso tempo e inchiostro a indagare annessi e connessi di questo scontro fratricida. Oggi, invece, abbiamo la netta percezione che questa sia solo una notiziola di poco conto, al massimo meritevole di un trafiletto di riempitura. Così come sembra un'informativa sgonfia, senz'anima la decisione - talmente incomprensibile da risultare incommentabile - dell'ex segretario dell'UDC Minelli di presentare un esposto alla Procura sull'occupazione dell'asilo di San Nicolò.

Il violento ridimensionamento dei temi politici locali dipende da un fatto specifico e cioè che tutti i riflettori sono puntati sulle elezioni regionali. Diversamente dal passato la partita è aperta, i posizionamenti politici scivolosi e il quadro complessivo totalmente instabile. Il sistema delle previsioni politiche non oltrepassa le 48 ore e tutti sono in attesa della prima mossa degli altri.

In questo scenario, che vale per tutto il territorio marchigiano, Fabriano vive dentro un'incognita aggiuntiva che riguarda il destino politico e amministrativo di Gian Mario Spacca e la relazione tra il risultato delle elezioni regionali e i grandi assi critici su cui si decide il futuro della nostra comunità: 
  • deindustrializzazione radicale
  • futuro della Whirlpool
  • sopravvivenza dell'Ospedale
  • reddito delle famiglie successivo alla fine degli ammortizzatori lunghi
Ieri su Facebook un amico mi ha chiesto quale possibilità alternativa esista tra votare Spacca e ripiegare sull'astensione. Per ora nessuno ha ufficializzato la propria candidatura, anche se la scena sembra interamente monopolizzata dal conflitto tra il PD e Marche 2020
 
Di certo, al di là delle appartenenze politiche, i fabrianesi si troveranno di fronte a una ragion di stato che si esprimerà in forma di domanda: i quattro assi critici segnalati in precedenza avranno una maggiore possibilità di soluzione con un Governatore fabrianese o con uno che proviene da un altro territorio, più sensibile alle ragioni e agli interessi di altre realtà?

A questa domanda ciascuno di noi sarà chiamato a rispondere con serenità e coscienza, pensando al bene comune e non all'appartenenza politica e di partito.
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19 dicembre 2014

Il referendum su Spacca agita il Natale della politica fabrianese

Ci avviciniamo al Santo Natale. La politica fabrianese ha cessato da tempo di dare segni di vita e si affida, silenziosa, alle virtù rigeneratrici del tortello casereccio e del familismo festivo. Ma è solo una pausa, un rimando al dopo Epifania, perchè sotto la lieta cenere del camino covano braci ardenti che incendieranno il dibattito e costringeranno il sistema politico locale a fare quel che più disdegna: prendere posizione.

Qualche giorno fa abbiamo cercato di delineare il profilo di Marche 2020, neonato Partito regionale direttamente ispirato dal governatore Spacca. Marche 2020 e Partito Democratico sono ormai entità ostili e si presenteranno alle elezioni regionali come avversari dichiarati, contendendosi ogni voto disponibile sul territorio, con quella logica dell'aspirapolvere che trasforma in un patrimonio di inestimabile valore politico qualsiasi supporto e sostegno elettorale.

Fabriano, che piaccia o meno alla sua classe politica, è dentro questo processo. Anzi, più precisamente si trova proprio nell'occhio del ciclone, in quanto retrovia territoriale, elettorale e politica del Governatore

Si tratta di una condizione di sovraesposizione oggettiva che costringerà tutti i protagonisti della politica locale a compiere una scelta drammaticamente duale e manichea, a schierarsi - forse per la prima volta nella loro storia - in un referendum che ha per protagonista il più potente dei fabrianesi, ossia Gian Mario Spacca.

Il Governatore, come è naturale, punta a raccogliere un consenso plebiscitario nella sua città. Un consenso che è, prima di tutto, politico e solo in seconda istanza elettorale perchè la "guerra di posizione" intavolata con la dirigenza regionale del Pd non può prescindere da un'ampio sostegno delle retrovie, in assenza del quale l'azione di Spacca risulterebbe attaccabile da parte di quanti sarebbero ben contenti di affermare che il Governatore non è gradito neanche a casa sua.

Queste esigenze "politico-militari" sono destinate a produrre trasformazioni profonde anche Fabriano, perchè il referendum su Spacca taglierà trasversalmente le forze politiche. E' infatti difficile immaginare che il PD locale possa continuare a tacere, come un pesce di fondale, per salvaguardare la lealtà al partito e il timore reverenziale e impaurito che oggettivamente nutre nei confronti del Governatore.

Anche perchè Sagramola, che si è esposto in più di una circostanza a favore di Spacca, rischia concretamente - assieme al ribaldissimo Sorci - che venga aperta nei suoi confronti una procedura di espulsione dal PD. Un cerchio che si chiuderebbe con una sfiducia espressa dal partito in Consiglio Comunale, fermo restando che di questi tempi, e con la crisi che vive Fabriano, ci vorrebbero petto e pelo per far saltare il cucuzzaro e affrontare il rischio di elezioni comunali anticipate.

Ma un processo dialettico si è, inevitabilmente, aperto anche nell'UDC, con il fabrianese Viventi, antico sodale del Governatore, che ha dichiarato di ardere d'amore per il PD e non più per l'antico compagno di militanza morotea. Sarà quindi da vedere se lo scudocrociato fabrianese seguirà compatto le indicazioni di VIventi o se, a sua volta, sarà invece teatro di conflitti e di scissioni.

Ma se Atene piange Sparta non ride, perchè l'effetto Spacca è atterrato sull'opposizione, anche in ragione delle posizioni di sostegno a Spacca espresse da Francesco Casoli; posizioni che non potranno non incidere nell'atteggiamento e nelle scelte di prospettiva del Nuovo Centrodestra fabrianese.

Un rimescolamento di carte destinato, insomma, a scomporre la scena politica locale e a ricomporla su basi tripolari: un blocco democratico incentrato sui piddini lealisti rispetto alla dirigenza regionale del partito; un raggruppamento trasversale, e senza specifica connotazione, che ruoterà inevitabilmente attorno al Partito delle Marche (di cui sarà interessante analizzare e valutare strutturazione, dirigenza e militanza nei diversi territori) e un'area di opposizione radicale guidata dal Movimento 5 Stelle.

C'è molta carne al fuoco e la pausa natalizia è solo la bonaccia che annuncia la grande tempesta che sta per abbattersi sulla collottola dei fabrianesi. Serviranno calma, gesso e bussola. Quindi piano coi cappelletti, col pandoro e col brodo di cappone.
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15 dicembre 2014

La tentazione gramsciana di Spacca e del Partito delle Marche

L'operazione realizzata da Spacca con Marche 2020 - mettendo temporaneamente da parte alcuni riflessi fabrianesi su cui torneremo a riflettere in un altro momento - merita una valutazione politica spassionata e non militante, perchè in essa convergono diversi elementi politici, culturali e territoriali.

L'aspetto più rilevante è di natura "ideologica", perchè siamo di fronte alla nascita di un partito che trasforma le Marche nel proprio orizzonte fondativo e ne fa le coordinate spaziali dell'azione politica.

Il partito regionale è apparso sulla scena con la Lega al Nord, nascendo su basi etnofederaliste e su una mitologia sovraregionale e identitaria - la Padania - sostenuta, in quanto priva di confini geografici definiti, da un sistematico ricorso alla minaccia mobilitante dell'indipendentismo e della secessione.

Il Partito delle Marche, teorizzato da Spacca e Solazzi, nasce da una visione più concreta di territorio, visto non come sistema territoriale unitario ma in forma di mosaico in cui ogni tassello rappresenta un interesse subregionale, un frammento di legittimo particolarismo, la particella elementare di una polifonia da coordinare e dirigere in forma orchestrale.

In questo senso lo scenario di riferimento diventa la Regione nella sua accezione istituzionale e amministrativa piuttosto che in termini di delimitazione geografica, identitaria e di confini.

Un "regionalismo orchestrale" che, per la sua natura, finisce per convergere attorno alla figura direttiva ed equilibratrice del Governatore, che, non a caso, ha incardinato l'ipotesi del terzo mandato in un contesto che lo caratterizza come necessità storica del territorio e solo in seconda istanza come legittima declinazione d'un disegno personale.

In questo modo Spacca ha potuto rovesciare il sistema corrente delle priorità politiche: prima ha costruito il contenuto e poi ha chiuso il cerchio, ufficializzando la forma partito del contenitore

Un'operazione bifase resa climaticamente possibile dall'immobilismo politicista del PD, culturalmente incapace di cogliere la finalità destrutturante del progetto spacchiano, e consolidata sottoponendo i molti tasselli del mosaico territoriale a una vigorosa "cura trasversale", finalizzata a consolidare la percezione di subterritori uniti da fattori comuni di natura non politica: la fiction su Fabriano, l'ospedale Urbani su Jesi o il Tartufo nell'entroterra pesarese. Ma si potrebbe proseguire, su questo versante, con molti altri contesti e circostanze.

Insomma, un "su misura" territoriale capitalizzato da Spacca attraverso la formazione di un consenso composito e trasversale, un patto tra i produttori che ha rotto l'equilibrio politicista ossessivamente ricercato da un PD convinto di vincere nelle Marche per inerzia storica e sull'onda del "nuovo" brand renziano.

Spacca poteva creare divisione nel PD e tra i cespugli in tanti modi. Ha scelto di giocare su un terreno su cui nessuno lo avrebbe inseguito, perchè la sinistra marchigiana ha una classe politica di renziani senza storia e senza memoria che non si sono mai preoccupati di studiare a fondo la mentalità morotea del Governatore: un pensiero sottile ma contorto; un'istintiva predilezione per i tempi lunghi e un'esperienza di governo che ne ha consolidato il profilo anfibio di tecnocrate tentato da disegni di egemonia culturale.

Il Partito della Regione, per risultare compiutamente attrattivo, aveva, infatti, bisogno anche di un'operazione gramsciana come quella realizzata attorno al rilancio regionalpopolare di Giacomo Leopardi, utile per dare un'anima e un'identità ai marchigiani e far convergere sul demiurgo Spacca il sussulto di campanilismo regionale animato dal recupero del "giovane favoloso". Un'azione integrata dall'orizzonte europeo della Macroregione Adriatico Ionica, costruzione prettamente politica in cui si combinano denaro e visione, materialità e illusione.

Spacca ha compreso che in tempi di crisi si vince miscelando gli interessi e le prospettive, lo spirito e la carne. Ciò, ovviamente, non vuol dire che Spacca ha la strada spianata ma che è stato il primo a dare le carte. Ora tocca agli altri convincere i marchigiani che c'è qualcosa di meglio del Partito delle Marche e del suo leader dalle sette vite.
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12 dicembre 2014

Indesit: i creduloni e il gioco delle nomine

Quello fabrianese è un popolo credulone, in apparenza cinico e scafato ma tutto d'un pezzo quando si tratta di prendere per buona una versione ufficiale o se qualcuno comanda di vedere il bicchiere mezzo pieno.

Un anno e mezzo fa, quando Indesit annunciò il Piano di Salvaguardia furono fuoco e fiamme: manifestazioni, cortei, picchetti, gatti selvaggi, magliette col "Dottor Vittorio che ci manca"e striscioni con "la Storia siamo noi". 

Dopo così tanto ruggire, a dicembre 2013, si giunse alla prevedibilissima firma: gli esuberi rimasero 1.400, accompagnati dagli immancabili ammortizzatori sociali e da un referendum confermativo influenzato da metaforiche pistole, puntate alla tempia dei lavoratori.

Sei mesi di mobilitazione inutile e poi più nulla. Solo la placida attesa di quel che veniva definito partner ed era un acquirente - ora turco, ora cinese, infine americano - intenzionato a esercitare un controllo totalitario sulla multinazionale merloniana.

Non furono più lotte ma furono sospiri all'annuncio dello sbarco americano, coi sindacati e i fabrianesi convinti che quello del dicembre 2013 non fosse carta straccia - anzi carta da culo - ma accordo esigibile: su investimenti, prodotti, ammortizzatori sociali. Come se chi compra casa fosse costretto dal precedente padrone a mantenere le piastrelle del bagno, i sanitari e anche qualche vecchio mobile d'annata.

Gli americani di Whirpool sono entrati in scena massicci e sornioni: l'OPA totalitaria con le azione rastrellate a Piazza Affari e casa per casa tra i piccoli azionisti; il delisting dalla Borsa di Milano e adesso la nomina, al posto del traghettatore Milani, della manager Esther Berrozpe.

Come previsto il popolo credulone si è soffermato sul dettaglio, sulla curiosità di genere della prima donna al comando della Indesit, dimenticando che il dietro le quinte del grande potere merloniano era già governato da un'altra donna, da un'altra Ester, non spagnola ma fabrianesissima sorella dei tre capitani d'industria eredi del vecchio Aristide.

Qualche dirigente sindacale si espresso a sproposito, affermando che la nomina di Berrozpe non attiene alla sostanza delle cose importanti ma al formalismo intrigante dei giochi societari. Ingenuità imperdonabile e gravissima perchè quella che viene denominata "integrazione dei business" prelude a una fusione, con Indesit fagocitata dalla company americana e i vecchi marchi merloniani ridotti a variabile del disegno strategico della grande Whirlpool.

Gli americani di Whirpool sono entrati in scena massicci e sornioni ma il pugno di ferro fa capolino dietro il guanto di velluto. Nel frattempo i fabrianesi aspettano e sperano. Come sempre. Confidando che restino quanto meno in piedi gli accordi sugli ammortizzatori sociali senza mobilità fino al 2018. Perchè magari un po' di costo del lavoro pagato dalla collettività non fa così schifo neanche agli americani del Michigan.

E allora andiamo avanti così, digerendo tutto, cartesiani al cubo e più realisti del re, sperando nella palude eterna e che l'oblò delle lavatrici Whirlpool sia ora e sempre mezzo pieno come il bicchiere del metalmezzadro. In fondo tirare a campare è sempre meglio che tirare le cuoia no?!
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7 dicembre 2014

E se Giulio permettendo lo Sceriffo Sagramola diventasse Robin Hood?

E' politicamente intelligente l'iniziativa lanciata dal Sindaco Sagramola sulla questione IMU applicata ai terreni agricoli non coltivati dei comuni di montagna. Per una volta Fabriano ha cercato di ritagliarsi un ruolo di capofila reale dell'entroterra. E lo ha fatto su una questione che riguarda i cittadini e non la sopravvivenza di enti pletorici da tenere in piedi giusto per dare un po' di biada e di reddito integrativo a qualche politico vorace.

E sono azzeccate anche le parole utilizzate dal Sindaco perchè il linguaggio è sempre un elemento rivelatore del pensiero e delle intenzioni. Di solito Sagramola - alla terna ricerca di una realtà edulcorata e senza spigoli - tende a farsi interprete di un linguaggio sbiadito e anaffettivo

Stavolta il Sindaco ha istintivamente esondato dal proprio alveo dialettico, ricorrendo a una metafora incisiva e immaginifica. Per dare forza visiva al documento sottoscritto da diversi sindaci di comuni montani sul caso IMU, Giancarlone ha esplicitamente affermato che i primi cittadini sono stanchi di agire come lo Sceriffo di Nottingham.

Si tratta di una metafora efficace perchè lo Sceriffo di Nottingham è il nemico giurato di Robin Hood, il braccio armato del Re che deve garantire i privilegi della Corona dando la caccia ai fuorilegge, ossia a coloro che sono titolari di diritti conculcato da un potere ingordo e dissipatore.

Fino ad ora Sagramola si è comportato in più di una circostanza come lo Sceriffo di Nottingham, valorizzando più la componente precettiva ed esattoriale del suo ruolo che quella di protettore della comunità locale e della collettività che il suo incarico dovrebbe incarnare. 

Se Giancarlone si è stancato di fare lo Sceriffo di Nottingham non possiamo che esserne felici. Ma questa volontà di uscire da una routine quasi esclusivamente precettiva comporta un cambio di passo e un atteggiamento radicalmente diverso.

Il Sindaco di una città in profonda crisi deve ribaltare l'ordine delle priorità: prima proteggere i suoi cittadini in tutti i modi possibili e immaginabili e solo dopo aver assolto a questo gravosissimo compito, rivolgere le proprie deferenti attenzioni ai livelli istituzionali superiori.

Sulla questione IMU Sagramola ha ipotizzato anche un'operazione di aggiramento creativo: spostare la sede legale del Comune a Castelletta in modo tale da collocare Fabriano oltre la soglia dei seicento metri previsti dal Decreto Governativo per l'applicazione dell'imposta sui terreni agricoli non coltivati.

Si tratterebbe di un'iniziativa in stile Robin Hood che consentirebbe al Sindaco di recuperare qualche decimale di quella credibilità politica che ha allegramente dilapidato inanellando un errore dopo l'altro.

Personalmente mi gioco una falange che non lo farà perchè chi nasce tondo non muore mai quadrato. Vedrete che Giancarlone si accontenterà di posticipare a febbraio 2015 il pagamento, vanificando l'unità dell'entroterra montano e la sopraggiunta stanchezza rispetto allo stile Nottingham

Una tipicità andreottiana che ha sempre il suo appeal, l'antico credo cociaro che un problema rimandato è mezzo risolto. Ma c'è da dire che in questo cronico prendere tempo c'è pura un'irriducibile fabrianesità che oltrepassa di molto il Sindaco e i suoi limiti di decisore senza pathos.

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5 dicembre 2014

E' il Generale Inverno il vero nemico della Giunta

Uno si e uno no. E così l'amministrazione comunale ha deciso di tagliare la pubblica illuminazione nelle fasce notturne, nonostante la colata di denaro che i cittadini versano al Comune per contribuire alla gestione dei servizi indivisibili.

Una decisione nobilitata dal concetto astruso ma dignitoso di spending review, definizione anglofona e politicamente corretta che sta per "siamo alla canna del gas". Già perchè quando si comincia a tagliare l'illuminazione vuol dire che mancano pochi passi al default.

Ed è anche alla luce di questa ennesima mossa sintomatica che viene da chiedersi chi sia il vero spauracchio della Giunta Sagramola, la forza di opposizione capace di spezzare in poche ore la resistenza del piccolo Putin di Palazzo Chiavelli

Non stiamo parlando del Movimento 5 Stelle, del Nuovo Centrodestra, di Forza Italia, di Sel o di Fabriano 3.0 ma del Generale Inverno, con le sue storiche durezze che rimandano miticamente alla potenza dei disastri napoleonici ed hitleriani in terra russa.

Il nemico giurato di Giancarlo Sagramola non sono i partiti dell'opposizione ma i pupazzi di neve. Se nei prossimi mesi - i più duri dell'inverno appenninico - il lungo e dolciastro autunno che stiamo ancora attraversando verrà archiviato da qualche nevone per la Giunta sarà la fine perchè, secondo me, non ci sono i soldi per finanziare il Piano Neve.

A quel punto, visti anche i continui tagli ai trasferimenti statali che costringono a un assestamento di bilancio permanente, si determinerà il corto circuito finale tra chi governa la città e i cittadini che saranno chiamati a spalare e a pagarci pure sopra

Una situazione da jacquerie che questa amministrazione non è politicamente in grado di gestire senza approfondire ulteriormente il fossato che la separa dal comune sentire dei fabrianesi.

A me la neve non piace, perchè nella vita di tutti i giorni porta soltanto fatica aggiuntiva, problemi e disagi di vario ordine e grado. Per dirla con Rimbaud non è altro "che del bianco a cui badare". Ma per una volta mi concedo il piacere di invocarla come fatto politico, come opportunità metereologica per dare un'altra spallata a questa amministrazione.

I pupazzi di neve di solito si addobbano con una sciarpa, due castagne a mo' di occhi e una carota a rappresentare il naso. Se il Generale Inverno fa il suo dovere stavolta la carota la utilizzeremo in modo diverso e indicibile.
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3 dicembre 2014

Fabriano, la Fisarmonica e le Piaghe d'Egitto

Alla fine l'emendamento è passato e ci ha pensato l'Assemblea Legislativa delle Marche a riparare il vaso dell'Unione Montana maldestramente rotto lungo l'asse Fabriano - Genga. Il Consiglio, emendando una legge regionale, ha esercitato una sua prerogativa decisionale.

L'atto è, quindi, giuridicamente legittimo e ineccepibile ma politicamente devastante perchè consegna all'opinione pubblica l'idea che la norma sia qualcosa di liquido, di incerto, una variabile che si può utilizzare come sanatoria ex post di incomprensioni e di errori di natura politica

La legge che si distende e si restringe a mo' di fisarmonica è sicuramente essere utile per sbrogliare un caso politico ma è un pessimo investimento sul futuro: innanzitutto perchè amplifica il distacco dei cittadini dalla cosa pubblica e poi perchè fa nascere l'Unione Montana con un peccato originale che ne mina all'origine il consenso e la credibilità. 

Vladimir Sagramola - punzecchiato dal consigliere di minoranza Solari, che ha parlato di "sconfitta sul campo" - invece di restare immobile a pelo d'acqua, in attesa che passi la piena, ha subito rilanciato: prima accusando di tradimento il collega Medardoni, poi  respingendo l'invito a dare le dimissioni e quindi paventando, addirittura, la possibilità di una ricandidatura a primo cittadino. 

Un'ipotesi che rappresenterebbe per Fabriano l'equivalente delle Piaghe d'Egitto narrate nel Libro biblico dell'Esodo e che già da ora - anche se posta per ora solo in termini ipotetici - costituisce un oggettivo elemento di drammatizzazione e di peggioramento del clima politico cittadino, perchè Giancarlone è politicamente divisivo, una sorta di Romano Prodi in salsa pedemontana.

Nei sistemi democratici gli equilibri politici cambiano per tre ragioni: 
  • trasformazioni radicali di scenario;
  • meriti dell'opposizione;
  • demeriti di chi governa 
Le trasformazioni di scenario - col passaggio da città a ricca a città povera - a Fabriano non hanno spostato un becco di nulla. La ragione l'ha spiegata qualche secolo fa Niccolò Machiavelli: "Ma, quando le città o le provincie sono use a vivere sotto uno principe, e quel sangue sia spento, sendo da uno canto usi ad obedire, dall’altro non avendo el principe vecchio, farne uno infra loro non si accordano, vivere liberi non sanno; di modo che sono più tardi a pigliare l’arme, e con più facilità se li può uno principe guadagnare et assicurarsi di loro."

Idem con patate per i meriti dell'opposizione che in questi due anni non ha sciolto un nodo di fondo e cioè se essere opposizione radicale oppure opposizione di Sua Maestà, perennemente tentata di trattare, transare e risultare costruttiva agli occhi dei suoi avversari nominali.

Per fortuna abbiamo un'amministrazione con una fortissima vocazione a commettere errori che le hanno fatto perdere progressivamente popolarità e consenso. Da questo punto di vista il fallimento dell'Unione Montana e la riedizione pasticciata e posticcia per via d'emendamento spinge verso un cambio di equilibri politici.

Qui non si tratta più di destra e sinistra, ma di difendere quel che resta degli interessi di Fabriano. Un concetto apparentemente semplice ma assai complesso dal punto di vista politico, perchè presuppone un cambio di mentalità per ora improponibile: anteporre gli interessi della comunità a quelli della propria parte politica. Insomma un'unione di cittadini montani per cui non si spenderanno nè intelligenze nè emendamenti e leggi istitutive. Così è, se vi pare.
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