13 agosto 2015

La rivergination di Sagramola

Sono stati mesi difficili per Giancarlo Sagramola, costretto a barcamenarsi e a fare slackline tra Spacca e il PD. L'atteggiamento da Nicodemo lo ha esposto a critiche e attacchi perchè il Sindaco ha dato l'impressione di fare partito per sé stesso e di rispondere a un unico comandamento: sopravvivere

Il PD fabrianese ha provato a farlo fuori per scongiurarne qualsiasi illusione di ricandidatura. Purtroppo per loro i renziani locali ignorano i principi della tattica e nell'attacco bufalesco al Sindaco hanno creato due capolavori al contrario: consegnarsi mani e piedi all'UDC e far nascere un nuovo gruppo consiliare, sagramoliano di fatto se non di diritto. 

La doppia gaffe del PD ha congelato la situazione politica, anche perchè Tini non ha nessuna intenzione di mettersi da parte per fare largo al sempre più inquieto Viventi e di correre il rischio di nuove elezioni che, ad oggi, potrebbero determinare la sparizione dello scudocrociato.

Di fatto Sagramola è in una botte di ferro, lo sa e gli piace farlo sapere: ha cominciato ad accennare - velatamente ma con sadico piacere - all'ipotesi di una sua ricandidatura; ha giocato a fare "l'omino di stato" sulla questione Gabrielli e, ultimamente, ha pensato bene di lanciare un'offensiva mediatica che ha trovato sintesi in un hashtag di involontaria comicità perchè sembra quasi una presa di distanza da sé stesso: #fabrianocambiavolto.
Il problema è che questo è il campo della politica come gioco di ruolo che trova senso e limite in sé stesso. Un approccio che funziona solo quando si dispone di sufficienti di risorse da distribuire in forma di opere pubbliche e servizi al cittadino.

In realtà Sagramola non può cancellare con un colpo di spugna mediatico una realtà dura come un sampietrino di Via Miliani e cioè che il primo cittadino - a causa delle sue parole, opere e omissioni - è diventato la rappresentazione carnale della crisi cittadina.

Se il PD lo ricandida, Fabriano avrà un sindaco del Movimento 5 Stelle. Se invece Giancarlone dovesse correre in proprio, con sue liste di supporto e senza sostegno del partito, rischierebbe il flop.
C'è solo una variabile di sistema che può salvare Sagramola: il fattore tempo. Mancano due anni alle prossime elezioni comunali e, teoricamente, il Sindaco dispone di un tempo sufficiente per emendarsi dalla ininterrotta catena di errori che ha contrassegnato il suo mandato.

In fondo l'elettorato è mobile, dimentica in fretta ed è sempre pronto a immolarsi di fronte a una nuova promessa e un Sagramola riverniciato potrebbe anche far comodo al PD fabrianese, nave senza nocchiero in gran tempesta.

Nel frattempo la crisi avanza, la disoccupazione vola e la povertà dilaga; elementi che certo non giocano a favore di Sagramola e della sua politica littizzettiana di rivergination.

Il tour delle frazioni del Movimento 5 Stelle - spietatamente documentato da puntuali resoconti fotografici - è la prova provata del rischio che incombe su Sagramola e sul PD anche se i grillini, al momento della scelta del candidato Sindaco, saranno tutto meno che una falange macedone. Ma una cosa è certa: non si vince contando sui problemi degli altri.

Intanto, in attesa degli eventi, Sagramola cambi quell'hashtag, perchè sembra davvero lo slogan di una forza di opposizione al Sindaco. In politica la contraddizione ci sta. Il ridicolo no.

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31 luglio 2015

Fabriano tra Tigre e Porchetta



A via Campo Sportivo c'è un piccolo negozio di generi alimentari. La proprietaria si chiama Elena e vende il miglior prosciutto crudo che si possa trovare a Fabriano. E' un negozio di prossimità, che smercia poche cose ma buonissime. 

A qualche centinaia di metri dovrebbe sorgere il nuovo "centro commerciale" Gabrielli e forse anche un Mc Donald che altrove chiude e da noi cerca il malessere che pompa il junky food. Elena ne risentirà? Sicuramente, ma non più di tanto: continuerà a offrire il suo prosciutto d'alto bordo e la gente di Via Campo Sportivo, e non solo quella, che avrà voglia di un culo di porco non dozzinale continuerà a servirsi in quel negozio di prossimità. 


Già perchè le nicchie esistono e spesso funzionano e il km zero, quando non è una finzione coltivata da enti che devono tenere in piedi un CdA, non necessita di protezionismi perchè esprime molte ragioni per sopravvivere senza regalìe. E poi la concorrenza un pregio ce l'ha: miete le rendite di posizione e, con esse, quella modesta propensione all’innovazione che è il segno distintivo di chi maneggia il business come fosse un gioco di piccoli monopoli. 


Il vero problema, in realtà, non riguarda le dinamiche del commercio fabrianese ma la transazione che il Gruppo Gabrielli sta negoziando con il Comune di Fabriano: nuova destinazione d'uso dell'area individuata in cambio della sua bonifica e dell'impegno a finanziare, per intero, la rotatoria della Pisana.

In condizioni normali la natura e l'utilizzo delle aree urbane viene stabilita dal Piano Regolatore e, quindi, è titolare d'una solida ragione teorica chi sostiene che la logica delle varianti trasforma la città in un vestito d'Arlecchino, cucito attraverso una pezzatura casuale di interessi privati.

Ma in realtà a prevalere è una ragion pratica: Fabriano è, da tempo, un ospedale da campo e la situazione economica e occupazionale non consente di ragionare coi criteri del "dover essere". Ecco perchè è positivo non in sé ma rispetto alla situazione che qualcuno abbia ancora il coraggio, anche un po' scelerato, di venire a fare investimenti in questa valle di lacrime.

Se poi l'investimento crea qualche posto di lavoro, contempla operazioni di bonifica che il Comune non finanzierebbe manco sotto tortura e fa pagare a un privato un'opera che, diversamente, sarebbe finita dritta nelle tasche della collettività, viene spontaneo e naturale dire: perchè no?! 

Invece ci sentiamo defraudati e cementificati come se ci fossero le condizioni economiche e sociali per fare come una volta: i preziosi e i figli della gallina bianca. La realtà è cambiata ed è ora che abbassamo le recchie lasciando a tempi migliori le reazioni disdegnose stile Farinata degli Uberti nell'Inferno dantesco. 

Qualcuno, giustamente, fa notare come questa operazione sia accettabile ma solo in assenza di possibili porchette politiche e amministrative. Ma anche questa è una ragione teorica, di certo corposa e ineccepibile, che va declinata in chiave locale, perchè Fabriano, da sempre, vuol dire sotterfugio.  

Pare che il nuovo supermercato ascolano si presenterà col marchio Tigre. Ma al fabrianese davvero non si addice l'eleganza misteriosa del grande felino. Molto meglio sarebbe stato battezzarlo Porchetta, un'insegna capace di descrivere una città, una mentalità e una cultura.
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22 luglio 2015

E Whirlpool studiò alla Festa di Santa Maria

Va dato atto al management Whirpool di aver letto bene i dati del recente referendum sul Piano Industriale che ha visto coinvolti i lavoratori del gruppo. Nel massiccio consenso che ha ratificato l'accordo tra azienda e sindacati, il Centro Direzionale di Fabriano è emerso come l'anello debole del plebiscito americano: 65% di votanti a fronte di una media del gruppo del 78%. In valore assoluto 545 votanti su 840 aventi diritto, con un risultato che ha visto l'affermazione del SI all'accordo con 397 voti a fronte di 148 voti contrari. 

Sommando i NO usciti dalle urne al numero dei lavoratori aventi diritto che non sono andati a votare, si ottiene un totale di 46 unità superiore a quello dei voti favorevoli, ossia un fenomeno che si verifica soltanto nel Centro Direzionale di Fabriano, a Siena e a None anche se Fabriano ha tutt'altro rilievo sia in termini di peso quantitativo che di incidenza sui processi di integrazione in atto nel gruppo americano.

Con grande tempismo e profonda e inattesa conoscenza della mentalità fabrianese, il vertice del gruppo ha organizzato il Whirlpool Discovery Day, un evento di socializzazione tra azienda, lavoratori e famiglie tenutosi nel pomeriggio di ieri a Fabriano, nello spazio antistante gli uffici centrali di Viale Aristide Merloni e comprensivo di: visita a uffici e laboratori, spazio giochi per bambini, lotteria aziendale con in palio, in assoluta par condicio, elettrodomestici Indesit e Whirlpool e, infine, inequivocabili segnali di fumo a cui ogni fabrianese che si rispetti è antropologicamente incapace di resistere: i miasmi della sbraciolata.

Le cronache parlano di circa 700 partecipanti che non è esattamente un numero trionfale se consideriamo la composizione media di una famiglia. Ma un dato è certo: Whirlpool ha fiutato che per fare breccia nel cuore dei fabrianesi, oltre al polo europeo dei piani di cottura in quel di Melano, è bene ricorrere anche al brillantissimo modello della Festa di Santa Maria: salsiccia, braciola e costarella, e a seguire fetta di cocomero, bicchiere di sangria e quattro salti in pista.

In fondo gli americani conoscono e sanno usare a menadito i fondamenti del capitalismo compassionevole: l'azienda come grande famiglia finchè fa comodo al produrre, la lettera di trasferimento al papà mentre il bimbo saltella nello spazio giochi, l'abbuffata di carne come benefit compensativo.

Il bello è che i fabrianesi - nonostante la scorza provinciale e d'entroterra - sono intimamente compassionevoli e americani, perchè non hanno addosso quell'ombra europea e proletaria che rivendica e s'impunta ma preferiscono il serafico convivio e il sereno accordo. 

Una volta la carne fumava sulle graticole dei Merloni oggi su braci a stelle e strisce: l'eterno ritorno del medesimo in una città che non cambia mai. Con una sola variante alimentare: la carne americana è notoriamente gustosa e tenera perchè alquanto estrogenata, ma in prospettiva non pare sia troppo salutare. Che Dio salvi i vegetariani!
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18 giugno 2015

Una proposta ai prossimi candidati a Sindaco

I vincoli di bilancio che gravano sull'attività dei Comuni, accompagnati dalla rigidità della spesa corrente, producono un effetto devastante sulla democrazia municipale: la riduzione dei margini di discrezionalità della decisione politica.

Ciò significa che si sta procedendo, sempre più speditamente, verso un concetto di decisione unica e obbligata a cui un Sindaco è chiamato a conformarsi a prescindere dal colore politico dello schieramento che lo ha espresso.

Di fatto le esigenze di controllo della spesa pubblica, il Patto di Stabilità e le politiche rigoriste imposte dall'Unione Europea stanno rimpiazzando la decisione politica con la decisione tecnica la cui efficacia ed efficienza - essendo puramente funzionale - può prescindere dal consenso e dai processi politici ed elettorali.



Ciò significa che, in prospettiva, la figura del Sindaco perderà sempre più peso e significato a vantaggio di profili più tecnici e commissariali. Si tratta di una tendenza che può anche andar bene se si restringe il campo al funzionamento di un Comune, ma che diventa preoccupante se si cerca di combinare l’efficienza dell’ente con lo sviluppo della democrazia e del pluralismo.



Ad esempio le dichiarazioni sul verde cittadino e sulla manutenzione urbana rilasciate qualche giorno fa da Sagramola, testimoniano come il Comune di Fabriano sia già entrato nel tunnel della logica commissariale



In verità il Sindaco, pro domo sua, altro non fa che trasformare l'oggettività dei vincoli che gravano sul Bilancio in una prova empirica della fine della "discrezionalità decisionale" che attiene alle funzioni di governo del primo cittadino.


La realtà, ovviamente, è un po’ diversa da come Sagramola la rappresenta. I margini di discrezionalità, sebbene ristrettissimi e inseriti in un trend che tende a consumarli, non sono ancora azzerati e possono essere utilizzati per valorizzare la politica, ossia la democrazia.

Per dare un senso al confronto tra candidati e raggruppamenti politici è necessario mettere tra parentesi la cronaca cittadina, declinando nel futuro il ragionamento sui vincoli e sulle rigidità coinvolgendo, sin da ora, i soggetti politici che, probabilmente, si candideranno a governare la città nel 2017.

In questo senso mi permetto di lanciare un sasso nello stagno, con una proposta che, se adottata da tutte le forze politiche, potrebbe restituire alla democrazia municipale quel filo di razionalità di cui si continua ad avere bisogno nonostante il campo sia sempre meno popolato dai sacerdoti di Minerva e sempre più infastato di Furie urlanti.

Chi si candida a Sindaco, assieme alle forze che lo sostengono, deve depositare un programma che è vincolante solo per la regolarità della candidatura. Il vincolo viene quindi concepito in modo formale e ciò che fa sì che il programma sia considerato un passaggio burocratico e non la sintesi di una strategia quinquennale di governo. 

Uno degli effetti di questa riduzione di senso è il totale disinteresse per il costo del programma, ossia le risorse che possono renderlo realizzabile e sostenibile. Sapere quanto costa un programma di governo consente di correlare quel costo alle risorse disponibili a bilancio. 

In questo modo è possibile sapere in anticipo l’entità del delta, ovvero farsi un’idea del grado di copertura finanziaria di quel determinato programma di governo cittadino. Il fatto che ci si possa trovare di fronte a un delta negativo non significa che il programma sia sbagliato ma che la copertura finanziaria non può essere garantita dalle risorse disponibili nel Bilancio Comunale.

Di fronte a un delta di copertura un candidato e una coalizione seri dovrebbero indicare ai cittadini a quali risorse integrative e a quali linee di finanziamento intendono attingere per attuare quel capitolo del programma.


In questo modo i cittadini potranno scegliere tra chi è più serio e convincente e non, come spesso accade, tra chi spara la cazzata più grossa. Diversamente ci sarà spazio soltanto per la classica delusione di metà mandato e per il solito rimpallo tra chi certifica le promesse non mantenute e chi si difende riparandosi dietro l’ombra lunga del Patto di Stabilità.
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