9 ottobre 2016

Di carta e di cappe e non di lupanare

Il lupanare a Pompei
Il rosso pompeiano sta diventando la tinta dominante in città. Un rosso metaforico - senza ossidi di ferro e senza risultanze ocra, come nelle antiche ville vesuviane - che richiama l'insana passione del lupanare e del meretricio che di Pompei fu regola e simbolo.

Prima lo spropositato allarme per due (dico due!) prostitute in Viale Stelluti Scala, quindi l'irruzione dell'Arma nella massaggeria cinese e infine la notizia di baby squillo in cerca di denaro facile per acquistare borsette e telefonini.

Raccontare Fabriano come Pompei serve a insaporire una città scipita ma pettegola; un sapido che scatena curiosità, alimenta il cicaleccio e stimola conversazioni in pausa caffè e all'ora dell'aperitivo.

In tutto questo - per difetto di intelligente malizia -  non si intravede una regia consapevole, una piccola Spectre che pianifica gli spostamenti di attenzione e indirizza gli umori ballerini di una cittadinanza in cerca di evasione. Ma quali che siano i meccanismi e il movente del rosso pompeiano un dato è certo: l'enfasi puttaneggiante fa ombra a tutto il resto.

In questi giorni al "resto" possiamo attribuire almeno un paio di nomi: Tecnowind e Cartiere Miliani. La storia recente della Tecnowind è nota. Nel corso dell'estate del 2013, dopo diverse vicissitudini societarie, il Fondo Synergo, a quel tempo proprietario dell'azienda, dichiara che non è disposto a ricapitalizzare ma  pronto a vendere la sua quota al valore simbolico di un euro, l'equivalente di un cornetto Algida.

La Tecnowind, all'epoca, ha 350 dipendenti, un indebitamento pesantissimo, serie difficoltà nel rapporto con le banche e costi di struttura incompatibili con il proprio giro d'affari. La salvezza dell'azienda si determinò sulla base di tre elementi: la vendita a un euro all'ing.Cardinali, la richiesta di concordato preventivo con proseguimento dell'attività e lo sblocco di liquidità concesso dagli istituti bancari.

A distanza di tre anni anche i subentranti sembrano intenzionati a vendere, segno che le condizioni generali dell'azienda non sono migliorate come si pensava e come era necessario. Ciò significa che ad oggi va rimesso sulla scena anche un rischio Tecnowind.

Per il momento si sta addensando, su una quarantina di operai, il ricorso alla cassa integrazione a rotazione, sintomo di una difficoltà operativa e gestionale che fa il paio con le voci di una trattativa tra la proprietà di Tecnowind e un gruppo straniero.

Se l'operazione andasse in porto, dopo Franke e Whirlpool, avremmo un'altra proprietà non autoctona in città, con la possibilità che Fabriano possa essere sacrificata a vantaggio delle unità produttive di Tecnowind dislocate in Cina e Romania.

La città e la politica tacciono o parlano di Pompei quando sarebbe il caso di attrezzarsi per dare alla comunità un ruolo in situazioni e scelte che impattano sul tessuto sociale e su un settore produttivo, quello delle cappe aspiranti, fondamentale per lo sviluppo della città. Invece no: è più comodo e più facile parlare di puttane che di fatturati. Così va il mondo.

C'è poi il capitolo Cartiera Miliani. Come già accaduto per il disastro di Veneto Banca chi vive qui non può apprendere notizie interessanti dai canali giornalistici locali e attraverso le sedi istituzionali.

Su Veneto Banca chi voleva farsi un'idea indipendente e non viziata da parrocchiette straccione doveva tenere costamente un occhio alle notizie del Gazzettino. Sulla Cartiera Miliani idem con patate, con la differenza che al posto del Gazzettino c'è L'Arena, il quotidiano di Verona.

In un articolo pubblicato il 30 settembre 2016 L'Arena parla espressamente di un'accelerazione nella cessione del 100% del gruppo Fedrigoni alla cordata Benetton - Bonomi che si dovrebbe chiudere prima della fine dell'anno in corso.

Ciò significa che la proprietà della Cartiera Miliani potrebbe rapidamente transitare da una famiglia storica di industriali della carta - che la salvarono dalla terrificante gestione del Poligrafico e dei suoi manager fabrianesi - a una cordata più interessata agli aspetti finanziari dell'acquisizione che non alle prospettive industriali del gruppo. Il che significa che dove si annidano perdite o diseconomie ci saranno sicuramente tagli.

Come dice un amico cartaio, con cui mi confronto sul tema Miliani, in questa situazione di dinamismo proprietario il Comune dovrebbe giocarsi le carte per accattivarsi la possibile nuova proprietà con l'obiettivo di riportare la sede a Fabriano.

Ma a Fabriano si parla d'altro. Di puttane e puttanate. E così sia.
    

15 commenti:

  1. Benetton sono due anni che punta su Fedrigoni, i prossimi vertici di Benetton, Cerchiai e Patuano, consolidano la linea industriale orientata alla diversificazione di Ponzano Veneto, in questo contesto
    poco cambierà per una visione "fabrianese" di Cartiere Miliani, troppo piccola per orizzonti sempre più grandi. Il sipario è calato da un pezzo sulla Fabriano industriale, perché la città non esprime più imprenditori di talento e coraggio (se non con poche piccole eccellenze di nicchia nei loro mercati).

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    1. Hai ragione se consideri che stai parlando di uno dei maggiori leader mondiali di produzione di carta moneta

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    2. Pensa che bell'immagine : favria' produce i soldi che vanno da altre parti.
      Ah ah ah ah ah

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  2. Porcarelli è sparito un'altra volta?

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    1. lascialo gi!!!!!!!!!!!

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  3. In uno dei siti più popolari di annunci per incontri hot cercando Fabriano escono fuori 25 annunci diversi, segno che un certo movimento c'è.

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  4. Comunque la Cartiera già dal secondo anno della gestione Fedrigoni fu portata in attivo e la produzione non basta alla richiesta e gli ordini di consegna spesso tardano, quindi la Cartiera è un vero affare...
    Chi lascia ora, lo fa per scelta della family, come i Merloni dell'Indesit,i figli pensano ad altro.

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    1. Articolo quinto: chi che ga i schei ga senpre vinto. Benetton ha una liquidità di 1,6 miliardi e loro sono maestri nel mirare agli schei, tanto più che corteggiano Fedrigoni da 2 anni.

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    2. Appunto, il vecchio capitalismo familiare italiano può essere molto pericoloso e a Fabriano ne sappiamo qualcosa, se gli eredi non hanno capacità o motivazioni per continuare un percorso industriale meglio vendere.

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    3. Anche i padri migliori falliscono miseramente come abbiamo visto a Fabriano.

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  5. Questi sono i veri problemi di Fabriano no 2 mignottoni su un viale oppure il centro massaggi Cinese e che cazzo! Viene il dubbio che non si parli di queste cose perché le si danno già per spacciate

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  6. Vorrei segnalare che nel silenzio più assoluto, dopo mille vicissitudini, la Nortek è saltata definitivamente e il 31/08/2016 è stata ceduta ad una finanziaria Inglese Melrose PLC, con firma fatta escusivamente dopo la Brexit. Credo anzi ne sono sicuro, che la Best abbia le ore contate. Un Operaio che lavora in forza alla Best da 33 anni, che è stato messo in cassa forzata per due anni.

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    1. Caro amico ti ringrazio per questa informazione. Ci tornerò su a breve

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  7. 4 gocce d'acqua e s'allaga tutto a Favrià.
    Grossi complimenti all'amministrazione SCANDALOSA di questa città.

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  8. cadrà un mito, finirà la pacchia pure per i CARTARI....
    lasciamo perdere l'industria, puntiamo su turismo (frasassi, nuove terme, carta) agricoltura pastorizia (qualcuno conosce la razza di pecore fabrianese?),formaggi e prodotti a km. 0.
    qui c'è il business, chiedete in toscana o nelle Langhe.... sia per redditi medi che per il settore "lusso" (senza voler fare il Briatore, ovviamente).
    ma con queste teste dove andiamo? ci sono tante persone che hanno conoscenze in questi settori ma ovviamente sono fuori dei giochi politici.....quindi nulla! esempio tipico, il salame di fabriano.....

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